Kigali, la città più pulita dell’Africa

Nella capitale ruandese vivono 1,2 milioni di persone, il 10% della popolazione del Paese, ma non c’è il disordine e la frenesia che accompagnano le metropoli del suo calibro. Le strade sono pulite e ordinate, la città ha uno dei tassi di criminalità più bassi dell’Africa, una situazione idilliaca rispetto alla Roma dell’amministrazione Raggi

Se non per il fatto di essere le capitali del loro paese, Roma e Kigali hanno poco in comune. Nella città ruandese vivono 1,2 milioni di persone, il 10% della popolazione del Paese, ma non c’è il disordine e la frenesia che accompagnano le metropoli del suo calibro. Le strade sono pulite e ordinate, la città ha uno dei tassi di criminalità più bassi dell’Africa, una situazione idilliaca rispetto alla Roma dell’amministrazione Raggi.

La gestione di Kigali è un vero successo legato a doppio filo con la visione di un uomo, Paul Kagame. Insediatosi nel 2000 alla guida della nazione, Kagame ha da allora mobilitato il suo popolo verso un futuro di unità e collaborazione dopo le ferite aperte dalla guerra civile. Infatti, delle rovine e la miseria causate dalla guerra oggi non rimane che il ricordo, custodito nel museo sul genocidio nel centro della città.

L’Umuganda di Kagame

Tanti i progetti di sviluppo e coesione realizzati grazie alla visione e alla lungimiranza di Kagame. Il più efficace è sicuramente quello dell’Umuganda, un’espressione che si può tradurre con “uniti nel lavoro comune”. Si tratta di un’iniziativa del governo Kagame avviata nel 2009 allo scopo di rendere la città più vivibile. L’ultimo sabato di ogni mese, tutti i cittadini ruandesi dai 18 ai 65 anni, salvo infortuni o impedimenti legittimi, sono chiamati a compiere il loro dovere civico e a pulire il vicinato — partecipano anche i più alti rappresentanti del governo, Kagame incluso. Il lavoro dura tre ore, durante le quali i cittadini si impegnano a ripulire o a effettuare piccole riparazioni insieme, un’attività che aumenta il senso civico e il sentimento di appartenenza alla comunità. Al termine delle tre ore, li aspetta un’ulteriore ora di consiglio in cui si discute sulla risoluzione dei problemi del quartiere e si redige un piano per il mese successivo. Non solo, vengono anche discussi i programmi governativi di risparmio, che incentivano i cittadini a mettere da parte risorse finanziarie da spendere successivamente in sanità o istruzione.

L’Umuganda ha dato ottimi risultati. Il lavoro obbligatorio ha permesso a Kigali di mantenere un aspetto pulito e ordinato, nonché di educare i cittadini sull’importanza della comunità. Attraverso questo lavoro mensile i cittadini si conoscono, danno più valore ai luoghi pubblici, e si sentono responsabilizzati e meglio collegati al loro territorio.

Non solo, il lavoro comunitario ha avuto anche effetti positivi sui legami sociali, aumentando la solidarietà tra i cittadini. Di conseguenza, gli abitanti di Kigali non solo hanno modo di prendersi cura della loro città, ma anche dei loro vicini più bisognosi. Così, se un tetto aveva bisogno di essere riparato e un vicino non se lo può permettere, gli altri lo riparano gratuitamente. Con sole tre ore di lavoro al mese, Paul Kagame ha creato un corpo cittadino resiliente e solidale dotato di un grande senso civico.

L’Umuganda ha avuto effetti positivi anche su altri aspetti della vita cittadina. Il forte senso di comunità e la solidarietà dei cittadini hanno contribuito alla riduzione della criminalità, tanto che oggi Kigali è la seconda città più sicura dell’Africa.

Il passato coloniale

Nonostante i successi, alcune critiche vengono mosse nei confronti del governo Kagame, accusato di costringere la popolazione ai “lavori forzati”. La partecipazione all’Umuganda è infatti obbligatoria, pena una multa di 6 franchi ruandesi, una cifra irrisoria in Euro (0,005€ al cambio attuale) ma un prezzo salato in Ruanda, dove il reddito annuale medio è pari a 715 franchi. Nondimeno, alcuni cittadini non si presentano ai lavori, mentre altri si lamentano del blocco del traffico imposto nelle ore dell’Umuganda. Non aiuta certo la connotazione passata della parola; Umuganda era infatti sinonimo di lavori forzati durante l’epoca coloniale.

Tuttavia, gli sforzi del governo Kagame e il lavoro comunitario hanno dato a questa parola, una volta odiata, un nuovo significato. Pochi ricordano il significato originario dell’Umuganda (i lavori forzati in epoca coloniale), e oggi il termine è invece sinonimo di comunità e responsabilità. Il governo è così riuscito nel suo intento di lasciarsi alle spalle, ma senza dimenticarne gli effetti, il passato coloniale e i difficili momenti della guerra civile. Seguendo l’esempio di Kigali, anche Roma potrebbe dimenticare le condizioni pietose delle sue strade, oggi in gravi condizioni di abbandono, e dare lustro alla città che rappresenta il nostro Paese.

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