Roma e le altre: Berlino, due anime una città

La ristrutturazione di Berlino est con investimenti del governo federale hanno contribuito a diminuire il divario con Berlino ovest. Un esempio per lo sviluppo della Capitale estremamente divisa fra centro e periferie.

La Roma antica era l’ombelico del mondo. Tutte le strade portavano alla Capitale dell’Impero. Che cosa è rimasto oggi di questo glorioso passato? L’Urbe è una città estremamente divisa. Le periferie sono mal collegate al centro e sembrano non esistere dei piani di sviluppo concreti. Non solo è il risultato dell’inefficacia dell’ultima amministrazione ma di un progressivo abbandono e della rinuncia a portare avanti qualsiasi riforma strutturale della città. Un’altra città (a lungo divisa!) può forse offrire qualche spunto su come dare un rinnovato impulso allo sviluppo della Capitale. Quella città è Berlino.

Con la caduta del muro nel 1989 l’attuale capitale tedesca si ritrovò di fronte alla sfida di riunire due metà di una città a lungo divisa ma anche di integrare due sistemi di sviluppo radicalmente diversi tra loro. Il modello occidentale avrebbe dovuto inglobare le inefficienti aziende dell’est basate sul modello sovietico, incapaci di competere con le loro controparti dell’ovest, marcatamente più dinamiche e competitive. Molte aziende dell’est fallirono e ne conseguì un significativo calo dell’occupazione. Nel 1994 i dati registravano una percentuale di disoccupazione del 18,2% ad est, e dell’8,1% a ovest. La svantaggiata Berlino est si svuotò rapidamente, con un esodo migratorio stimato in 2,2 milioni di persone che nel ventennio successivo al crollo del muro andarono in cerca di una vita migliore nella Germania ovest.

Anche lo sviluppo urbano presentava delle caratteristiche diametralmente opposte. Da un lato, l’ovest era dominato da uno stile ‘occidentale’, mentre nell’est sorgevano innumerevoli palazzi di architettura sovietica, costruiti secondo un criterio di standardizzazione e economicità della costruzione.

I primi dieci anni dopo la riunificazione si caratterizzarono per il dinamismo dell’edilizia, tanto che Berlino iniziò a prendere il nome di ‘città cantiere’. Fece seguito un prevedibile aumento del prezzo degli immobili. Nonostante un grande sforzo sia stato fatto da imprese private, il governo federale sosteneva i progetti con investimenti pubblici per due miliardi di euro all’anno per la ristrutturazione dei fatiscenti edifici sovietici. Durante questo periodo, nonostante il decisivo svantaggio delle aziende sovietiche e lo stato degli edifici, la città riuscì a mobilitare le risorse necessarie per rafforzare l’economia dell’est. Gli anni del nuovo millennio si caratterizzarono per una decisiva rivitalizzazione dei quartieri dell’est dominati dagli scheletri delle fabbriche abbandonate e trasformatesi in locali, discoteche e sale concerto. Berlino stava voltando pagina diventando una capitale dell’arte e della musica.

Molti divari vennero colmati, la disoccupazione venne dimezzata in entrambe le metà, con un relativo miglioramento della posizione dell’est nei confronti dell’ovest, l’emigrazione rallentò, anche se non si arrestò del tutto. Nonostante i decisivi interventi del governo federale, infatti, non tutte le differenze sono state appianate. Oggi le aziende di Berlino est hanno una produttività del 20% inferiore, a parità di dimensioni, rispetto alle controparti dell’ovest. Questo in gran parte a causa dei sussidi del governo federale, impiegati principalmente per mantenere in attività le aziende, piuttosto che per modernizzarle. I redditi dell’est sono l’84% di quelli percepiti nel lato ovest. Ci vorranno ancora anni prima che la città sia completamente unificata, ma le differenze oggi sono certamente diminuite, frutto degli sforzi governativi che hanno lasciato solo il ricordo della ormai passata divisione.

Anche senza un passato così traumatico, molte città possono condividere le difficoltà di una città divisa in termini di sviluppo economico e infrastrutturale. Roma non è certo un’eccezione, e come hanno dimostrato i risultati delle elezioni comunali, la voglia di cambiare è forte. Ma per cambiare davvero non basterà un semplice voto al ballottaggio, ma una chiara direzione di sviluppo. L’esperienza di Berlino potrebbe rendersi estremamente utile nel disegno di una nuova Roma.

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