Zurigo, quando la casa è un diritto

Nella cittadina svizzera il 25% degli immobili è di proprietà del municipio, che gestisce direttamente una rete di oltre 9mila appartamenti. Secondo il sistema municipale, inoltre, i privati sono tenuti a destinare il 33% delle loro proprietà immobili all’uso di case popolari

Non sono poche le promesse non mantenute dall’amministrazione Raggi. Fra queste anche la mancata risoluzione del problema case popolari. A Roma la questione è legata non tanto alla disponibilità degli immobili, bensì alla lentezza del processo di assegnazione. Delle 12.500 richieste ancora oggi pendenti nella città, ne vengono soddisfatte solo 500 all’anno a causa di un regolamento confuso e particolarmente rigido. Eppure il caso di Zurigo dimostra che la soluzione non consiste necessariamente in un regolamento meno rigido.

A Zurigo, il 25% degli immobili è di proprietà del municipio, che gestisce direttamente una rete di oltre 9.000 appartamenti. Secondo il sistema municipale, inoltre, i privati sono tenuti a destinare il 33% delle loro proprietà immobili all’uso di case popolari. Significa di fatto assegnare una casa privata su tre alla rete di case popolari della città. Sia in caso di utilizzo come casa popolare, o come proprietà privata, rigide normative regolano poi i prezzi di affitto, ad oggi pari ad un quinto delle tariffe di mercato.

Nonostante il numero elevato di case popolari di Zurigo, queste somigliano più ad opere d’arte che alle schiere di case identiche che siamo abituati a vedere nelle nostre città. Le rigide normative edilizie impongono infatti la costruzione di case di alta qualità, sebbene densamente abitate. Le idee alla base delle case popolari di Zurigo sono l’ottimizzazione degli spazi e l’alta concentrazione abitativa. Anche gli interni rispecchiano lo stesso approccio, con un’architettura intelligente dove le cucine e i salotti, i bagni e le camere da letto fanno tutte parte di spazi semi aperti e versatili, che creano alloggi compatti ma anche molto comodi.

Ma non è tutto oro quel che luccica. Il risultato è un’elevata domanda per questi appartamenti che spesso sono occupati da chi non ne avrebbe realmente bisogno. Secondo le regole municipali, gli alloggi sono infatti dedicati a chi ha un reddito inferiore a quattro volte il prezzo dell’affitto ma a causa di un regolamento sugli sfratti eccessivamente permissivo, e quindi inadeguato, molti cittadini con un reddito superiore alla soglia prevista vivono in tali abitazioni senza averne diritto. Così, chi ne ha bisogno si scontra con liste d’attesa che, proprio come a Roma, sembrano interminabili. Le misure del municipio sono state duramente criticate dai cittadini che spingono da diversi anni verso l’adozione di una riforma dei regolamenti.

Ma non è solo Zurigo a richiedere nuovi regolamenti su questo tipo di alloggio. A livello nazionale, la spinta verso una soluzione del problema ha assunto dimensioni rilevanti. Dal 2015 in poi sono state raccolte oltre 100.000 firme per una proposta di riforma del sistema delle case popolari. La proposta di legge non sembrerebbe tuttavia una soluzione particolarmente efficace in quanto consisterebbe in un aumento del numero di immobili destinati ad uso case popolari, dal 5% al 10% del totale, di fatto lasciando irrisolti i problemi di gestione inefficiente del sistema. Il rischio di una tale proposta sarebbe inoltre la paralisi del mercato immobiliare.

Il referendum svoltosi il 9 febbraio 2020, ha dato ragione agli oppositori della riforma, e poco è cambiato da allora nel Paese. Zurigo mantiene inalterato il sistema di case popolari dal 2011, eccellente nella pianificazione e nell’architettura. Certo ancora imperfetto nella sua gestione, ma anni luce migliore della drammatica situazione della Capitale.

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