Una caserma che diventa ambulatorio, un edificio anni ’60 che si trasforma in presidio di quartiere: sono questi i due volti, molto diversi tra loro, con cui la sanità territoriale della Capitale prova a colmare un vuoto storico. Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il direttore generale della Asl Roma 1 Giuseppe Quintavalle hanno inaugurato le Case della comunità di Cesano e di San Lorenzo, due strutture che insieme valgono oltre 4 milioni di euro tra risorse del Pnrr e fondi regionali.
Da caserma a presidio sanitario
Il caso più singolare è quello di Cesano. La nuova struttura, in via della Stazione di Cesano, sorge su un’area verde di circa 1.700 metri quadrati adiacente alla Caserma Bartolomei, in un edificio che per decenni ha ospitato il circolo sottufficiali della Scuola di Fanteria. È il frutto di un accordo tra Regione e ministero della Difesa che Rocca ha definito imprescindibile per la nascita del progetto, costato quasi 3 milioni di euro. Il governatore ha voluto collegare simbolicamente la missione dell’Esercito – proteggere chi non può difendersi da solo – a quella delle Case della comunità: prendersi cura delle persone più fragili attraverso il lavoro coordinato di medici, infermieri, fisioterapisti e ostetriche, senza gerarchie rigide ma come squadra.
A meno di un anno dalla posa della prima pietra, avvenuta il 9 luglio 2025, la struttura è già operativa e offre un ventaglio ampio di servizi: sportello Cup, punto unico di accesso integrato con i servizi sociali del Municipio XV, assistenza domiciliare integrata, ambulatori di medicina generale, pediatria e specialistica, sala prelievi, continuità assistenziale e un centro vaccinazioni per adulti e bambini. Per Rocca è proprio l’integrazione tra sociale e sanitario a fare la differenza: senza il punto unico di accesso, ha osservato, la struttura resterebbe un semplice poliambulatorio, mentre con quel servizio diventa un luogo di reale presa in carico delle persone.
San Lorenzo, un quartiere storico con un presidio rinnovato
Diversa la storia della Casa della comunità di San Lorenzo, ricavata all’interno di un immobile degli anni ’60 in via dei Frentani. Con un investimento di circa 1,3 milioni di euro, il quartiere universitario e popolare della Capitale si dota di un punto di riferimento che unisce accoglienza, sportello polifunzionale, punto unico di accesso, ambulatori specialistici di cardiologia e diabetologia, ambulatorio infermieristico di famiglia e comunità, medici di medicina generale, unità di cure primarie, cure assistenziali per 12 ore al giorno, punto prelievi e spazi per il volontariato.
Entrambe le strutture funzioneranno secondo il modello “Spoke”, con presenza medica e infermieristica garantita 12 ore al giorno per sei giorni su sette, e un investimento aggiuntivo di 100mila euro in nuove apparecchiature diagnostiche – ecografi, elettrocardiografi, spirometri, dermatoscopi, doppler portatili e defibrillatori – pensate per avvicinare gli esami diagnostici ai cittadini.
Il nodo Pnrr e le assunzioni
Al di là dei tagli del nastro, l’inaugurazione è stata l’occasione per un bilancio più ampio sui fondi europei. Rocca ha rivendicato per la Regione Lazio una posizione di vertice a livello nazionale nell’utilizzo delle risorse della Missione 6 del Pnrr, quella dedicata alla salute. Ha però tenuto a precisare che il contributo statale, pur decisivo, non basta da solo: sul totale di circa 2,5 milioni investiti nella struttura di Cesano, il Pnrr ha coperto 1,7 milioni, mentre il resto è arrivato da fondi regionali.
Il governatore ha colto l’occasione anche per fare il punto sul personale, annunciando che le circa 300 assunzioni previste per la Asl Roma 1 saranno completate entro ottobre, e rivolgendo un monito ai direttori generali: chi non riuscirà a incidere sulle liste d’attesa, ha detto, non dovrà aspettarsi un rinnovo dell’incarico. Sul tema della presa in carico dei pazienti cronici, Rocca ha riconosciuto che c’è ancora lavoro da fare, pur rivendicando per il Lazio una percentuale superiore alla media nazionale, ferma al 20 per cento.
Due strutture diverse per storia e collocazione, dunque, ma con lo stesso obiettivo dichiarato: avvicinare la sanità pubblica ai cittadini e alleggerire la pressione sugli ospedali, in un momento in cui le liste d’attesa restano uno dei nodi più critici del sistema sanitario regionale.