Abbigliamento low cost: la fuga degli storici brand

Il mercato dell'abbigliamento usa e getta ha, in parte terminato il suo viaggio italiano. Tante chiusure di negozi fisici a favore dell' e-commerce anche a causa di previsioni negative sulla nostra propensione agli acquisti

mucchio vestiti

Ormai è un dato di fatto: le grandi catene del low cost hanno scelto la via del ridimensionamento, almeno in Italia.

Così H&M, Zara, Massimo Dutti e altri hanno nel loro time table la chiusura di quanti più punti vendita “fisici” possibile a favore di una deriva totalmente votata all’online.

Senza parlare dell’americana Gap che fra pochi giorni spegnerà definitivamente le luci nel punto vendita di C.so Vittorio Emanuele a Milano che, sicuramente, è il polo più rappresentativo del marchio.

Questa deviazione dalla vendita tradizionale la dice lunga sull’ormai assodata trasformazione del mercato dell’abbigliamento usa e getta che guarda con sempre maggior interesse agli investimenti nell’ e-commerce e dal quale si aspetta utili favorevoli a fronte di costi lavoro sicuramente ridotti.

Le definiscono riorganizzazioni ma sono in realtà cambi di strategia commerciale e che segnano forse un punto di non ritorno nel grande mondo della distribuzione.

Nonostante quello che possiamo pensare si sono riscontrate, nel nostro Paese, flessioni di visite nei negozi tradizionali fino al 20% rispetto al periodo pre-covid. A questo dobbiamo aggiungere l’impennata dei costi di gestione che uniti ad un certo disinteresse del pubblico fa propendere per la ritirata.

E’ possibile che il colpo di grazia a questi brand sia stata anche la discesa in campo del colosso cinese del fast fashion Shein che con poche apparizioni temporanee ha incanalato in modo forzato il mercato verso il solo acquisto on line.

Chiusi i temporary che hanno dato modo di visionare l’offerta commerciale ora al marchio non resta che attendere gli ordini che, visti i prezzi più che irrisori (a fronte di una qualità assolutamente low), arriveranno in massa dal mondo dei giovanissimi.

Per i brand, che abbiamo nominato all’inizio, non resta altro che pianificare delle nuove aperture in paesi emergenti dove è facile immaginare un’accoglienza trionfale, così come era stato da noi all’inizio della loro comparsa.

Su questo ripiegamento inatteso gioca anche la convinzione che l’italica capacità e propensione alla spesa si stia velocemente riducendo.

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