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Un affare di famiglia, foto e recensione del film Palma d’Oro

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di Chiara Laganà | 15/09/2018 ore 11:22

È in sala Un affare di famiglia, lo splendido ultimo film di Kore-eda Hirozaku che ha conquistato all’ultimo Festival di Cannes la Palma d’Oro. Al centro del film, come spesso nella sua filmografia, una famiglia con la sua delicata e semplice bellezza.

Gli Shibata sono una famiglia poverissima che campa grazie ai piccoli furti messi in atto da papà Osamu e dal piccolo Shota. A completare il quadretto di famiglia Hatsue, Aki e Nobuyo. Di rientro dall’ennesimo taccheggio, Osamu e Shota incontrano lo sguardo della piccola Juri. La famiglia fa già fatica a sfamarsi, ma decidono di prendere con loro Juri per salvarla da genitori poco attenti. 

Kore-eda torna alle tematiche dei suoi film precedenti e ci regala una piccola perla cinematografica, parla di un uomo che sogna di diventare padre e di una famiglia dei generis, un gruppo isolato di persone in cerca disperata di amore, affetto e conforto. 

Una famiglia sui generis in cui solo due persone effettivamente sono legate da un legame parentale, gli altri si sono uniti nel corso degli anni, ma con questo non vuol dire che fra loro non ci sia un amore. Un gruppo di individui che nelle pagine di cronaca sarebbe legato alla parola orrore ed è qui al centro di un film che parla di amore e famiglia: lo spettatore non li giudica, anzi riconosce in loro un’onestà e una purezza di sentimenti introvabile altrove. 

In una delle scene del film, in cui  Nobuya e la nonna Hatsue parlano della loro idea di famiglia e la madre le dice: “Sai uno la famiglia se la può scegliere”, ed è uno dei nuclei del film del maestro giapponese. 

Ed è questa la magia di Kore-eda, far apparire un gruppo di delinquenti come una famiglia della quale si vuole parte, non lo fa in modo né stucchevole, né in modo strappalacrime. Dall’autore giapponese che meglio di molti altri registi ha raccontato nei suoi film (Still Life, Little Sister, Ritratto di famiglia con tempesta) la famiglia non ci si aspettava di meglio. 

“Non era mia intenzione descrivere semplicemente una famiglia povera o gli strati più bassi della società. Credo piuttosto che la famiglia del film abbia finito per riunirsi in quella casa per non arrendersi. Volevo gettare una luce diversa su quella famiglia”, ha raccontato il maestro giapponese. 

E i suoi intenti sono stati rispettati da uno dei titoli più belli, delicati dell’anno. Kore-eda riesce ancora nell’intento di toccare al cuore dello spettatore con la delicatezza e la purezza del suo modo di fare cinema. 

Un affare di famiglia vi toccherà il cuore e vi aspetta al cinema distribuito da BIM.

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A proposito dell'autore

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Chiara Laganà

Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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