Nucleare, le imprese accendono il reattore

Secondo Confindustria il ritorno dell'energia nucleare potrebbe generare un impatto pari al 2,5% del Pil italiano, creando fino a 120mila nuovi posti di lavoro e rafforzando l'indipendenza energetica del Paese

Le imprese lo vogliono. E subito. Il ritorno dell’energia nucleare potrebbe generare un impatto pari al 2,5% del Pil italiano, creando fino a 120mila nuovi posti di lavoro e rafforzando l’indipendenza energetica del Paese. Secondo uno studio di Confindustria ed Enea, presentato alla Camera, il ritorno dell’atomo è una leva chiave per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione, stabilizzare i costi dell’energia e accompagnare la crescita industriale.

“Non dobbiamo mollare questa strada”, ha esortato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, parlando all’evento dedicato al futuro del nucleare. Per Orsini bisogna “partire dalle esigenze del Paese”. Oggi, ha detto, i nostri consumi sono 300 terawatt ora, nel 2030 arriveranno a 400, nel 2050 a 600. “Serve capire come colmare questo gap, benissimo le rinnovabili, ma anche qui abbiamo lanciato un allarme: i 150 gigawatt mettiamoli a terra velocemente, non possiamo essere contrari alle rinnovabili e al nucleare” allo stesso tempo, ha chiarito.

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