Se Venezia piange, Roma non ride

Viene da Venezia il grido di allarme per lo scadimento del turismo di massa e Roma ormai colpita al cuore raccoglie lo stesso grande dolore. La Capitale è travolta e stravolta dalle migliaia di persone che: arrivano, passano e se ne vanno

Non si può, nemmeno per gusto di opposizione, contraddire Setrak Tokatzian, gioielliere e presidente dell’Associazione Piazza San Marco che punta il dito sull’overturism low profile che si trascina per la città senza acquistare nulla, tanto da creare una crisi commerciale e di immagine senza precedenti.

Noi che abbiamo l’occhio puntato su Roma e il suo centro non possiamo che condividere lo sconforto e la rabbia di chi ama la propria città e che, nonostante gli sforzi, il lavoro e anche il ricordo di tempi ben diversi, la vede scivolare sempre più in basso e diventare sempre più dimessa, sempre più “museale” e sempre più povera di vera anima.

Piazza di Spagna è ormai così piena di gente da sbarrare qualunque velleità e desiderio di passarci. E le stradette laterali? un mangificio così pietoso da provare vergogna.

Il tanto declamato concetto di green city se non sostenuto da un’opportuna rete di trasporti e facilitazioni ad hoc abbatte il benessere dei cittadini e del commercio e a Roma non esiste una vera pianificazione urbana capace sostenere la resilienza sia degli abitanti che del territorio. La ZTL è stata una ghigliottina per tutti e in prima battuta per gli esercenti che, ormai, nel Tridentino abbassano la cler* ancora prima delle 19, tanto non c’è e non ci sarà nessuno.

Così giorno dopo giorno quello che doveva essere il “quadrilatero” d’oro della Capitale si sta riducendo a un mortorio dove la sera non vale nemmeno la pena di venirci, tanto le luci stradali sono basse, le vetrine sono spente, quei 2/3 bar già chiusi e i turisti rimasti vagano chiedendosi dove sia andata a finire Roma. E’ una somma di concause a cui nessun amministratore ci mette una pezza.

Roma e il suo commercio risentono moltissimo delle ondate turistiche ma se queste rappresentano delle carovane dai minuti contati è chiaro che non se ne cava niente e questo, oltretutto, dissuade i residenti ad uscire per un passeggio con shopping. Nessuno vuole condividere il proprio baloccamento tra spintoni e ressa sudata e sfranta.

Di qui e anche da una cattiva gestione del rilascio delle licenze vediamo morire via del Corso, galleria Alberto Sordi e tante altre strade tipiche e bellissime che, gestite in modo appropriato, potrebbero essere veri scrigni di armonia con la realtà di oggi e di ieri. Che la colpa sia da addossare alla cecità dei nostri gestori politici o alla globalizzazione che tutto concentra e tutto sparpaglia o all’inconsulto desiderio di fare e essere come il resto della mandria o all’enfatica offerta fatta al turista di vedere sempre le stesse cose, senza soluzione di continuità, vietandogli di vivere anche per poco la realtà della Città e senza lasciargli un piccolo spazio per bighellonare e guardare e pensare, non sappiamo, ma certo che queste frotte usano e consumano la nostra Capitale rendendola un teatrino di marionette.

Ha ragione presidente dell’Associazione Piazza San Marco: mettiamo una tassa giornaliera per i turisti. E se gli va bene vengano pure sennò stiano a casa o sui loro orrendi condomini galleggianti

*”Cler” è un termine dialettale milanese che significa “serranda” o saracinesca

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