Metro B, bene il prolungamento Rebibbia-Guidonia. Ma mancano i progetti a breve-medio termine

Mercurio Viaggiatore (TUTraP-APS) a Radiocolonna: oggi il servizio di trasporto pubblico è ai minimi storici, serve anche altro

Le nuove stazioni della Metro C inaugurate da poco, il sogno (concreto)  rappresentato dalla Metro D e un prolungamento della Metro B fino a Guidonia. Se nel Far West c’era la febbre dell’oro, a Roma – da alcuni anni – c’è quella del ferro: nuove tranvie che sorgono e che vengono progettate e progetti suggestivi di nuove metropolitane pullulano su quotidiani e pagine social. Come si è spesso sostenuto su queste pagine, la ‘cura del ferro’ è certamento il miglior antidoto (ma non il solo) per garantire a Roma un trasporto pubblico degno di una grande città europea. Come ha raccontato l’assessore ai trasporti Eugenio Patanè sulle proprie pagine social, a fine 2025 è stato approvato il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (il cosiddetto DOCFAP) e il Documento di indirizzi alla Progettazione (DIP) propedeutici al prolungamento Rebibbia-Casal Monastero-Setteville/Guidonia. Sei nuove stazioni – San Basilio, Torraccia, Casal Monastero, Tecnopolo Tiburtino, Settecamini e Setteville – che collegheranno la Capitale con una delle cittadine più popolose della sua provincia.

Bene dunque la progettazione delle nuove metro, ma non basta, come spiegato a Radiocolonna dal blogger Mercurio Viaggiatore, Segretario dell’Associazione Tutela Utenti Trasporto pubblico (TUTraP-APS).

“Di questo prolungamento se ne parla da decenni ed è necessario per far diminuire il traffico sulla Tiburtina. Ben venga che sia realizzato, anche in tempi rapidi. Ad oggi il servizio di trasporto pubblico è ai minimi storici e ai progetti di lungo periodo bisogna affiancare urgenti soluzioni di medio e breve periodo, altrimenti il numero di auto private continuerà a crescere e la gente ad allontanarsi dalla mobilità pubblica – spiega Mercurio a RC – Ai progetti molto costosi si deve affiancare un piano di sostenibilità economica su tutto l’arco di vita tecnica del sistema (treni, impianti e infrastrutture), al fine di realizzare opere che poi non finiscano per degradare più o meno rapidamente per la mancanza di fondi per investimenti e manutenzione, come dimostra la situazione delle Metro in questi ultimissimi anni, anche delle nuove linee B1 e C”.

 

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