A Roma c’è una curiosa eccezione che conferma una regola sostanzialmente infallibile: in Europa, e un po’ in tutto il globo, le metropolitane automatizzate funzionano in modo pressoché perfetto.
Un’infallibilità che sarebbe totale se non ci fosse il caso romano, che mischia le carte in tavola e impone analisi e riflessioni. Come rileva con acume il comitato Salviamo la Metro C, infatti, all’interno delle carte dei servizi di alcuni municipalizzate europee che si occupano di trasporti troviamo dati di grande interesse per cogliere l’efficienza delle metro che vanno senza conducente. A Parigi, per esempio, sia nel 2024 che nel 2025 le linee automatiche hanno raggiunto risultati perfetti. Parliamo delle tre linee automatiche (1,4 e 14) che raggiungono nelle ore di punta una puntualità del 100%, cosa che viceversa non avviene nelle altre linee.
Tornando in Italia, il caso milanese dimostra come la perfezione delle metro driverless possa realizzarsi anche entro i confini nazionali. Secondo gli aggiornamenti più recenti (2024), la linea automatizzata M5 raggiunge livelli di prestazione estremamente elevati, con una regolarità dell’esercizio si attesta al 99,94%, mentre la puntualità tocca il 99,84%.
Si tratta di valori superiori a quelli registrati complessivamente dalle linee 1, 2 e 3, che si fermano al 99,8% per la regolarità e al 99,7% per la puntualità, in linea con quanto già osservato in realtà come Parigi, dove i sistemi automatizzati mostrano performance mediamente più alte.
E Roma? La Capitale purtroppo rappresenta un’eccezione, a partire dalle indicazioni presenti della Carta dei Servizi per finire alla puntualità operativa.
Nella Carta dei Servizi di Atac, infatti, non ci sarebbe traccia dei dati relativi alla puntualità e alla regolarità. Se si vuole impostare un confronto, l’unico indicatore utilizzabile riguarda la quota di intervalli effettivi considerati regolari rispetto a quelli previsti in orario. Nel 2024 emerge una netta differenza tra le linee: la A si colloca al primo posto con il 97,6%, seguita dalla C al 95,8%, mentre la B si ferma al 91,9%.
Perché Roma rappresenta un’eccezione, o quantomeno è in discontinuità, rispetto al trend europeo delle metro automatizzate?
Il tema dei treni è certamente determinante, visto che la Metro C ha un enorme bisogno di nuovi convogli e alcuni innesti importanti dovrebbero esserci non prima del 2028.Ma c’è anche dell’altro, come sostenuto da alcuni utenti sui social che hanno dato interpretazioni interessanti e credibili alla vicenda. Oltre all’immancabile riflessione un po’ luddista, un po’ catastrofista, che vede nella metro automatizzata la morte del lavoro umano, alcuni utenti sottolineano come le già citate linee “1” e “4” di Parigi siano centenarie e non nuove di zecca. Linee storiche che non sono efficienti solo per via dell’automatizzazione, ma perché c’è una cultura di rispetto delle scadenze da parte di strutture amministrative e municipali che qui da noi – in parte – manca. Altri sottolineano come la Linea C abbia una tendenza che la accomuna con il servizio di superficie: attese importanti tra una corsa e un’altra e poi due treni che magari arrivano a distanza piuttosto ravvicinata. Mentre nel caso dei bus c’è la componente traffico, questa motivazione verrebbe totalmente meno nel caso delle metropolitane, dove il problema risiede nel rispetto di una pianificazione coerente ed efficiente delle corse.