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Il Vizio della Speranza, il film di Edoardo De Angelis che riscrive la natività al cinema

Premio del pubblico alla Festa del Cinema, con una straordinaria Pina Turco

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di Chiara Laganà | 2018-11-22 22/11/2018 ore 13:30

Il vizio della speranza arriva in sala, nell'ultimo film di Edoardo De Angelis dirige la moglie Pina Turco in un ruolo meraviglioso © Paolo Ciriello

Il Vizio della Speranza arriva al cinema, il nuovo film di Edoardo De Angelis è in sala dopo aver vinto il Premio del Pubblico alla Festa del Cinema di Roma. La storia è quella di una Natività rivista e ambientata a Castel Volturno con protagonista un’eccezionale Pina Turco.

La protagonista del film si chiama Maria e in una Castel Volturno senza tempo, a bordo di una barca, porta sull’altra riva donne incinte. A farle compagnia un dolce pittbull e un caldo maglione di lana, la silenziosa Maria lavora per una donna del luogo in un appartamento dove vive la madre. 

Il Vizio della Speranza è ambientato in un gelido inverno, come ha raccontato alla Festa del Cinema De Angelis:

“Accendiamo un fuoco per riscaldarci e aspettiamo che passa. In questo film vince chi resiste all’inverno, vince chi ha la pazienza di aspettare che qualcosa cambi e quando qualcosa cambia riesce a servire quell’imperativo etico che nasce dalla scoperta di avere una possibilità: agire”.

De Angelis portò qualche anno fa il suo splendido Invisibili, ma è una storia diversa:

“Io per primo ho la tentazione di fare qualcosa che venga bene, ma per fortuna mia moglie, lo sceneggiatore e i miei produttori sono dei folli che non amano la comodità, il distributore… sono individui che vogliono superare il limite e scoprire nuove strade. È doveroso cercare nuove forme di linguaggio, sembra una follia l’innovazione, ma in realtà è un dovere”.

Anche Enzo Avitabile torna a collaborare con Edoardo De Angelis dopo Indivisibili:

“Sembra facile lavorare con lui, la musica è un elemento importante del film, ci sono tre volontà. Abbiamo bisogno di un tema conduttore che vive di suono proprio, la musica è un’esigenza dell’anima, il suono diventa immagine, il suono diventa parola, abbiamo usato con il cuore più possibilità. La musica ha la possibilità di vivere in libertà rispetto al film, a Napoli si dice che abbiamo usato una musica seguendo il nostro sentire”.

Pina Turco interpreta divinamente Maria, diretta dal marito il regista Edoardo De Angelis:

“La speranza è il seme di ogni rivoluzione, con la fede e con la fede in se stessi si può cambiare tutto. Nulla è più semplice e meraviglioso della nascita di un bambino, qualcosa che accade da sempre ed è miracoloso. Lo scetticismo con cui mio marito mi ha salvato è diventato il mio vizio della speranza. Ho costruito un personaggio che mangiava la polvere, io l’ho mangiata e l’ho amata, la mia Maria diventa l’emblema di tutte le donne sulla terra”.

Maria lavora alla mercé di una donna tremenda, perfida che organizza uno smercio di neonati in zona, la donna ha il volto di Marina Confalone:

“Ho capito che dovevo fidarmi di Edoardo, gli devo moltissimo, mi ha controllato sempre e sentivo la cura con la quale mi guidava. Questo personaggio poteva essere la cattiva troppo dichiarata, invece, lui mi avvicinava a Pina, muoveva i miei affetti anche se è una donna squallida che ha bisogno dell’eroina per tirarsi fuori da tutto questo. Tutto è avvenuto in un set dove tutto era perfetto”.

La sceneggiatura del film è scritta da De Angelis insieme a Umberto Contarello:

“Edoardo ha avuto un coraggio nel sollevare queste esistenze dal materiale concreto che assedia le stesse vite. Siamo riusciti a fare un film fortemente lirico immerso in qualcosa che è opposto ed è nemico della lirica. È un lavoro molto difficile di regia, il film nasce da un’idea, ha un’origine precisa: Edoardo mi chiamò e mi disse che voleva fare un film sul tema spirituale, mistico, religioso ed esplicitamente cristiano”. 

Se si può muovere una critica a Il Vizio della Speranza è proprio quest’impronta troppo religiosa. Per lo sceneggiatore probabilmente si deve al fatto che il film è stato scritto come una parabola:

“L’andamento della storia assomiglia, non volendolo, a una parabola. Penso che Edoardo abbia fatto una parabola, una storia con un cuore antichissimo, quasi arcaico per essere universali devi attingere all’arcaico, se attingi all’attualità sei dentro alla galera. Questo film riporta al centro il fatto che fare un bambino non dipende dalle condizioni che tu reputi adeguate per farlo, oggi c’è una volgarissima banalizzazione e una perdita di questo concetto di fondo secondo il quale un figlio nasce se ha la culla pronta, questo film dice il contrario: è il figlio che costruisce la culla”.

A interpretare la madre della protagonista, l’attrice Cristina Donadio, Scianel in Gomorra:

“Scianel ho dovuto considerarla come un archetipo del male e ho usato Clitennesta per darle vita, in questo caso sono grata a Edoardo che mi ha regolato Alba, un personaggio tremendo, forse peggiore di Scianel perché è inconsapevole dell’orrore che mette nel personaggio della figlia. È affetta da una catatonia, si fa scivolare tutto. Il suo elettrocardiogramma sarebbe piatto, Edoardo mi ha aiutato molto a entrare nel film. Recitare in questa parabola mi ha fatto pensare, a una cosa che si diceva dei film di Rosi: narrare di storie che partono da ferite è un monito ed è un incantamento, ed è stato così”. 

In questa “favola” nera ambientata a Castel Volturno, c’è un altro personaggio positivo, interpretato Massimiliano Rossi:

“Non bisogna dare forma a qualcosa che esiste nel pensiero, bisogna avvicinarsi a quell’umanità, Edoardo ti dà sempre dei problemi, dal gioco dei contrasti nasce questo personaggio: concreto e inafferrabile. Questo personaggio è un uomo buono, è lo specchio di Maria, entrambi aspettano che qualcosa succeda, sono anche un po’ pericolosi perché l’attesa può essere fuorviante. C’è un legame che li lega, Carlo Pengue può essere fastidioso perché si siede e si autoesclude, non segue la scintilla della vita, la cerca e l’afferra quando il destino gliela ripresenta”.

Il destino torna nel volto di Maria, la stessa bambina che aveva salvato anni prima, al centro del film c’è il tema della natività, della nascita ed è un film profondamente femminile, come sottolinea il produttore Attilio De Razza:

“Questa storia è fatta da tre autori uomini, ma è assolutamente femminile. Il 90% degli attori di questo film sono donne, è stato un onore mettere in scena un film così femmina”.

Il Vizio della Speranza arriva oggi in sala prodotto da Attilio De Razza, Pierpaolo Verga ed Edoardo De Angelis, distribuito da Medusa Film: un viaggio terribile in un’umanità oscura che non ha smesso di sperare. 

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A proposito dell'autore

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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