C’è chi nasce in ospedale, tra corsie e sale parto, e chi invece decide di non aspettare nemmeno il tempo di arrivarci. È il caso di una bambina venuta al mondo nei giorni scorsi nel furgone dei genitori, lungo la strada che porta a Castrocielo, in provincia di Frosinone: una nascita d’emergenza che si è conclusa con un lieto fine.
A raccontare la vicenda è stato il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che ha voluto dare risalto al lavoro degli operatori sanitari coinvolti nel salvataggio. “Aveva così tanta fretta di venire al mondo da scegliere il posto più insolito per nascere: il furgone di papà”, ha scritto Rocca, ricostruendo la dinamica dei fatti. La famiglia stava rientrando a casa quando, all’improvviso, alla madre si sono rotte le acque. Il travaglio è stato talmente rapido da non lasciare alcun margine per raggiungere l’ospedale: la bambina è nata direttamente in strada.
Un parto già di per sé straordinario si è però complicato subito dopo la nascita: la neonata faticava a respirare, perché il cordone ombelicale le si era stretto attorno al collo. “In quei momenti ogni secondo può decidere tutto”, ha sottolineato Rocca, ripercorrendo la delicatezza di quegli istanti.
A intervenire tempestivamente sono stati gli operatori della postazione Ares 118 di Pontecorvo: l’infermiere Marco Cardillo, la soccorritrice Tiziana Salmasi e l’autista soccorritore Attilio Pirina. I tre hanno liberato la piccola dal cordone ombelicale e avviato le manovre di rianimazione, riuscendo a stabilizzarla e assistendola fino all’arrivo dell’automedica. Un intervento fulmineo e coordinato, che ha permesso di scongiurare il peggio in una situazione che, come ha ricordato lo stesso Rocca, avrebbe potuto avere un epilogo drammatico.
Oggi la bambina e la mamma stanno bene, e la loro vicenda è diventata anche l’occasione per il presidente della Regione di rendere omaggio al lavoro quotidiano dei soccorritori del sistema sanitario regionale. “Quella che poteva diventare una tragedia è una storia di speranza”, ha scritto Rocca. “Dietro un lieto fine come questo, c’è chi lavora ogni giorno nel silenzio, lontano dai riflettori. Persone che trasformano preparazione e umanità in vite salvate”.
Una storia che si aggiunge a tante altre analoghe vissute ogni anno dagli operatori del 118, spesso chiamati a intervenire in condizioni impreviste e in tempi strettissimi, dove la formazione e la prontezza di riflessi fanno davvero la differenza tra la vita e la morte.