Most Beautiful Island, Ana Asensio racconta il suo primo (ottimo) film

Da oggi al cinema con EXIT Media, l’esordio dell’attrice e regista spagnola che in un’intervista si racconta e ci parla del suo debutto dietro alla camera da presa

Most Beautiful Island, la regista e attrice Ana Asensio ci racconta il suo primo film da regista

Most Beautiful Island vi aspetta da oggi al cinema ed è il titolo del primo film come regista di Ana Asensio, l’attrice spagnola ci ha presentato il suo esordio in un’intervista durante Cinema Spagna, la kermesse dedicata al nuovo cinema spagnolo.

Al centro del film Luciana, un’immigrata spagnola che è fuggita dal suo passato e che vive di espedienti a New York. Lontana dal sogno americano, per sbarcare il lunario finisce a un party che ricorda Eyes Wide Shut di Kubrick dove potrebbe guadagnare del denaro facile. Most Beautiful Island è basato su fatti reali:

“È ispirata a fatti reali a una fase della mia vita, quando ero in transizione da un visto studente ad alcuni documenti di lavoro, era passato molto tempo e questi documenti tardavano ad arrivare, non potevo uscire dal Paese, perché ero irregolare e ho iniziato a fare lavori precari trovati su internet o sul giornale. Nella prima parte del film, Luciana fa questi lavori, vive con una coinquilina sgradevole, vive la sensazione di non avere il tuo proprio spazio. È ispirato a situazioni che ho vissuto”.

Luciana passa da un lavoro a un altro, baby sitter, cameriera e poi la collega Olga la invita a una festa, senza darle dettagli: 

“Anche a me è successo: era un posto illegale, non potevo rimanere e sono stata forzata a restare. Dopo ho pensato a quello che poteva succedermi, non mi è capitato nulla, ma ho pensato e se fosse successo qualcosa, ovvio nel film l’ho sviluppato in modo molto amplificato”.

Ana Asensio aveva pensato di intitolare il suo film diversamente, ma dopo ha deciso di cambiarlo:

“Mi sono resa conto che il titolo del film era sempre stato lì senza notarlo, c’è una scena in cui Luciana lo scrive. Most Beautiful Island è l’isola di Manhattan, l’idea di isola vista come un paradiso, dove non esistono problemi ed è un posto così che Luciana sta cercando. Un posto che le faccia dimenticare il mondo difficile dal quale proviene. Il titolo è ironico perché mostriamo il lato meno glamour di Manhattan e rappresenta l’isola che ognuno di noi ha”.

Ana Asensio, un passato come attrice TV, si è diretta e ha prodotto il suo primo film:

“Dirigermi in alcune scene è stato semplice, in altre con più personaggi ho sentito più difficoltà perché volevo dedicare il tempo giusto a ogni attore e incontrare l’equilibrio. Era qualcosa che stavo cercando anche se le riprese sono durate poco tempo”.

Non è stato facile produrre il suo film d’esordio, Asensio ha avuto molte porte chiuse:

“Per anni ho bussato a molte porte per finanziare il film, stavo proponendo una storia come regista e come protagonista e non avevo mai diretto prima. Durante le riprese me lo ricordavo sempre, pensavo come regista: Voglio questo e mi rendevo conto come produttrice che non potevo, ma non volevo che questo cambiasse il film”.

Per il ruolo di Luciana, Asensio non aveva pensato a nessun’altra attrice, anche se ha iniziato a dubitare:

“C’è voluto così tanto tempo per farlo che ho pensato che dovevo trovare un’altra attrice. Ho modificato un po’ il passato del personaggio in modo tale che avesse la mia età e vivesse una situazione simile”.

Il resto del cast è in parte composto da attori non professionisti, “trovati” nelle varie location scelte per il film. Senza fare spoiler, gli insetti giocano un ruolo importante nel film, Ana Asensio ci spiega perché:

“Ah, domanda interessante, ci sono insetti diversi nel film. Gli scarafaggi esistono ovunque in città, in hotel o in un appartamento orrendo: convivi con loro. Pensavo fosse interessante mostrarli e mostrare come li vede Luciana, li vede con la mente, non con gli occhi. Li ho usati perché producono un rifiuto nello spettatore, volevo giocarci per creare tensione e disgusto”. 

Most Beautiful Island è stata premiata al SWSW, la regista non si aspettava questo successo:

“Neanche nei miei sogni migliori mi sono immaginata che avrebbe avuto così tanto successo di pubblico e critica, anche il fatto che sia distribuito negli altri Paesi per un film così piccolo senza star… È un sogno!”.

Nella scrittura, Ana Asensio è stata aiutata da Jerry Perzigian, autore della serie TV Cuori senza età:

“La sceneggiatura era già scritta, ma aveva bisogno di una rilettura. Lui viene da un mondo diverso dal mio, c’è una differenza di età di 30 anni ed è un autore di sitcom, non ha visto i film che mi piacciono. Mi chiedeva sempre chiarezza e mi ha aiutato molto. Nelle sitcom c’è poco tempo per chiarire, a me piace il cinema contemplativo che prende molto tempo per inviare un messaggio. Volevo che il messaggio fosse chiaro, ne abbiamo discusso, lui voleva aggiungere umore. Mi ha aiutato a riflettere su ogni parte del film”.

Asensio ha come riferimento il cinema dei Dardenne, Andrea Arnold e il premio Oscar Asghar Farhadi:

“Mi piacciono anche i registi con un mondo surrealista, come David Lynch, anche lui è stato un’influenza nel film”.

Un primo film si realizza con molte difficoltà, per Ana Asensio la maggiore è stata raccogliere i finanziamenti:

“Il resto faceva parte di un apprendistato, mi ero fatta una lista di regole un po’ come in Dogma, nessuno lo sapeva, ma ho provato a usare solo luce naturale, niente colonna sonora. Una lista di cose che avevo in mente e che ho violato tutte, ma le limitazioni davano maggiore attenzione al cuore di ogni scena senza ingredienti aggiuntivi, all’inizio ho dato spazio solo a dialogo e immagini senza aggiungere nulla”.

Un passato in Spagna e una vita negli USA, Asensio crede che esistano alcune differenze fra i due modi di fare cinema:

“Il cinema a Hollywood è parte di un mercato, in Europa della cultura, l’obiettivo del film non è il suo sfruttamento commerciale, ma quello che può apportare alla cultura di un Paese. È normale che in Europa esista il ‘final cut’, mentre negli USA è raro che un regista scriva i propri film, non esiste quasi cinema d’autore come qui. Queste sono le differenze fondamentali”.

Il primo film di Ana Asensio è dedicato a suo padre, la regista ci spiega il perché:

“Non aveva paura di niente, mi ha sempre detto di credere nei miei sogni che non avevo niente da perdere e di avere il coraggio come emblema. Quando è morto, mi sono resa conto che volevo raccontare una storia da regista. Ci sono stati molti momenti, in cui volevo gettare la spugna, la sua eredità di coraggio e audacia mi ha fatto credere in me e non mi ha fatto arrendere”.

Most Beautiful Island è un film diretto e prodotto da una donna, Ana Asensio ammette che le ha causato problemi il fatto di essere donna:

“Ho avuto difficoltà perché ero alla prima esperienza come regista, poi perché ho chiesto finanziamenti in un Paese dove sono immigrante, e anche per essere donna. Adesso stiamo vivendo un momento molto buono, adesso cercano donne per fare progetti e appoggiarle… dobbiamo approfittarne”.

 

Most Beautiful Island vi aspetta da oggi al cinema (a Roma è al Farnese e al Cinema Aquila) distribuito da EXIT Media.

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