Sofia, il divario di classe al centro del film di Meryem Benm’Barek

Sarà in sala il 14 marzo ed è la storia di una ragazza che rimane incinta fuori dal matrimonio e del divario fra le classi sociali esistente in Marocco

Sofia e la bambina nata fuori dal matrimonio, uno dei temi toccati nell'opera prima ottima di Meryem Benm'Barek

Sofia è il primo bellissimo film della regista marocchina Meryem Benm’Barek, premiato per la migliore sceneggiatura nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes. L’opera prima della regista che sarà in sala il 14 marzo distribuita da CineClub Internazionale racconta le contraddizioni del Marocco di oggi attraverso le reazioni a una gravidanza extra-coniugale punita dal codice penale.

Sofia è una ragazza di Casablanca che scopre di essere incinta grazie alla cugina Lena. La ragazza aveva un caso di diniego di gravidanza e non sapeva di essere incinta, una volta partorito per Sofia e Lena inizia una lotta contro il tempo per scoprire chi è il padre e per fargli riconoscere la neonata. Senza Sofia, per l’articolo 490 del codice penale, rischia un anno di prigione per aver avuto un figlio fuori dal matrimonio. 

Meryem Benm’Barek usa la storia del codice penale per raccontare i contrasti di classe nel Marocco:

“La storia di Sofia è il punto di partenza, il cuore del film è il divario sociale che esiste in Marocco e il potere nelle diverse fazioni della società. All’inizio il film è un thriller sociale per scoprire l’identità del padre del neonato, diventa poi un’analisi dei rapporti di potere, in cui la società è come uno scacchiere, tutti prendono potere e vogliono schiacciare gli altri”.

Sofia svela alla cugina che il papà del bambino è un ragazzo di un quartiere disagiato e il film della regista marocchina diventa un’aspra critica del potere del patriarcato nel Marocco di oggi, ma la vittima non è una donna:

“Spesso nei film arabi, la grande vittima del sistema patriarcale è una donna, è inutile smentire che le donne sono le vittime di questo sistema. Sofia lo rifiuta ed è Omar la vittima del film perché la sua classe sociale è quella più povera, ci tenevo a far vedere che anche gli uomini sono vittime del sistema patriarcale, che una società così non è né buona per le donne, né per gli uomni, volevo dimostrare che il patriarcato è un problema che riguarda tutti”. 

Sofia partorisce una bella bambina che finisce per essere un mezzo dai due protagonisti:

“Il bebè è un mezzo di transizione fra le differenti famiglie, se mi fossi concentrata sul neonato sarebbe stato un film più emozionale e non volevo farlo. Volevo che uscisse un ritratto freddo e implacabile dello stato marocchino”.

Anche se la società è fortemente patriarcale, le donne continuano ad avere un grosso potere, come si vede nel film dove la crisi viene risolta dalla zia e dalla madre di Sofia:

“È una società patriarcale è innegabile, ma anche il matriarcato è fortemente presente. Le donne prendono tutte le decisioni che riguardano la casa e la famiglia. Il patriarcato è presente dal punto di vista giuridico, ma sono le donne ad avere il potere”.

Proprio come Sofia che a 20 anni da “vittima” diventa artefice del proprio destino:

“È Sofia a scegliere, ma con la sua scelta finisce per alimentare il sistema che esiste e che non funziona. Un sistema che è un rullo compressore e finirà per comprimerla ancora di più, è un meccanismo che si è autoinflitta”.

Il film si apre con l’articolo del codice penale che condanna Sofia, ma è solo un tema marginale del film:

“La questione della legge non è il cuore del film, ci sono molte donne che si battono su questo come l’associazione Solidarité Feminine che aiuta le donne single con bambini a trovare lavoro e i marocchini continuano ad avere una vita sessuale. È più un problema socio-sanitario e sessuale”.

La marocchina Benm’Barek si è ispirata al cinema di Ashgar Farhadi per la sua opera prima:

“Mi dicono in molti che il mio cinema somigli a quello dei Dardenne, ma la mia volontà era rifarmi a quello di Ashgar Farhadi. Ho analizzato molto i suoi film, anche quelli arrivati solo in Iran e ho più imparato di più guardandoli che alla scuola di cinema! Il linguaggio di Farhadi è semplice e accessibile costruito con pudore e compreso dal pubblico”.

Quello che emerge dal film di Benm’Barek è che il divario fra ricchi e poveri che divide il Marocco passa attraverso la lingua:

“La lingua è fondamentale nel film perché è esplicativa del divario che esiste nel Paese: chi parla un francese perfetto appartiene ai ceti più ricchi, al contrario chi commette molti errori è delle fasce più povere. I miei genitori lo parlavano correttamente, i giovani di oggi lo parlano peggio. Chi appartiene a un ceto alto manda i propri figli nelle scuole francesi o internazionali, chi è di ceto medio s’indebita per dare quest’opportunità ai propri figli, tutti gli altri mandano i figli alla scuola pubblica. La frattura del Paese è evidente nell’accesso alla lingua”. 

Quello che succede in Marocco non è molto diverso da quello che succede in Europa. Le due anime del Marocco sono rappresentate dalle due cugine protagoniste Sofia e Lena:

“Sono i due sguardi diversi sul Paese: Sofia è lo sguardo marocchino, trasforma il suo probema con le carte che la società le ha dato. Al contrario Lena è quello occidentale, aiuta la cugina, ma la guarda con commiserazione. È ingenua e perde il suo essere naïf quando si scontra con la realtà. Sono nata in Marocco e ho vissuto in Europa, il mio non è uno sguardo euro-centrico, ma bisogna guardare la nostra società con la giusta distanza”.

Sofia si potrebbe definire come uno sguardo pessimista sul Marocco e le società capitalistiche di oggi:

“Lo è, ma è un mezzo per esprimere la rabbia, il dolore e la frustrazione che i giovani marocchini vivono. È impossibile cambiare classe, nonostante tutti i loro sforzi non avranno nessuna gratificazione, è una società come un rullo compressore”.

Sofia è interpretata da Maha Alemi, un’attrice non professionista che sogna di diventare una contabile:

“L’ho scoperta in un altro film che aveva fatto e non sogna di fare l’attrice, vuole essere una contabile, tant’è che a fine film ha chiesto di fare uno stage nella società di produzione! Mentre scrivevo la sceneggiatura avevo lei in mente come protagonista, ma non voleva recitare e ci ho messo quattro mesi a cercarla e convincerla. Poi ho cercato Lena, ho visto 250 attrici, ma erano troppo truccate e non incarnavano l’idea di borghesia, il candore e l’ingenuità del personaggio”. 

Omar ha il volto di un altro attore non professionista, scovato per strada dalla regista:

“L’ho trovato in un quartiere popolare, sono andata a cercarlo nel proprio ambiente, lo stesso per Lena (interpretata da Sarah Perles) l’ho scovata in un quartiere di ceto alto nelle discoteche fighette e negli hotel di lusso”.

Duro, triste e reale il Marocco raccontato nello splendido Sofia è un Paese ricco di contrasti, di lotte di classe che non è differente da moltissime altre realtà europee. Uno stato che opprime e schiaccia i suoi abitanti ed è un regno di contrasti.  

Sofia vi aspetta al cinema dal 14 marzo distribuito da CineClub Internazionale.

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