A Roma torna la Formula E, ma con le auto elettriche abbiamo un problema

Immagine della scorsa edizione (dalla pagina Facebook della sindaca Raggi)

Non ci saranno rombi di motore, le auto sfrecceranno velocissime, ma silenziose. Oggi e domani torna nella Capitale l’ePrix Formula  Causa Covid per il secondo anno consecutivo l’evento automobilistico sbarcato a Roma nel 2018 e considerato da Virginia Raggi e dall’assessore allo Sport Daniele Frongia un importante successo della giunta capitolina si svolgerà a porte chiuse. Per le vie dell’Eur, trasfigurate per una giornata in circuito, correranno ancora una volta le monoposto completamente elettriche del campionato ideato da Alejandro Agag e arrivato quest’anno alla sua settima edizione (la quarta con Roma).

Una bella competizione, ma anche un grande sponsor per la transizione verso la mobilità elettrica. Purtroppo però fino ad oggi nella Capitale, come nel resto d’Italia, questo binomio ha significato principalmente monopattini e biciclette elettriche in sharing. Strumenti utili, per carità, ma non proprio fondamentali per una reale transizione. Perché l’elettrico possa davvero diventare il futuro delle nostre città serve un’infrastruttura: c’è bisogno delle colonnine per ricaricare le automobili. Qualche mese fa anche Fca ha presentato la sua citycar elettrica, la e500. Per la pubblicità evidentemente non si è badato a spese: per guidarla a favor di telecamera è stato chiamato Leonardo Di Caprio. Ma un romano che deciderà di acquistarla troverà l’infrastruttura adatta per girare in città? Abbiamo raccolto un po’ di dati. 

I numeri nella Capitale

Il regolamento per la mobilità a Roma è stato approvato nell’aprile del 2018 con una delibera dell’Assemblea capitolina. La scelta è stata quella di non fare una gara per selezionare un unico soggetto, ma dare a tutte le aziende interessate la possibilità d’installare in città colonnine per la ricarica rispettando però alcuni requisiti. Il principale impone agli operatori d’installare il 60 per cento delle colonnine di ogni lotto (40 punti di ricarica) equamente nelle sei zone in cui la città è divisa dal Piano generale del traffico urbano (Pgtu). Ci sono poi delle tempistiche precise: una volta autorizzate le aziende devono installare le colonnine entro sei mesi.

La delibera fissava per il 2020 un obiettivo ambizioso: arrivare ad avere 700 colonnine su tutta la città, ognuna con due attacchi, dunque 1.400 punti di ricarica.

Da allora sono sei le aziende che hanno deciso di realizzare le loro infrastrutture: Enel X, Acea Innovation, BeCharge, Axpo e On Sharing. Al 16 di marzo erano state presentate al comune proposte per l’installazione di 1.247 colonnine (dunque quasi 2.500 punti di ricarica).

Solo 622 però sono state autorizzate.

Di queste a metà marzo era 345 quelle che avevano ottenuto il via libera dell’amministrazione e di queste meno della metà erano state allacciate alla rete elettrica: in tutto le colonnine attive a Roma sono 173.

La polemica

Negli scorsi giorni la polemica è stata indirettamente sollevata da Enel X che nella Capitale è il principale operatore con 308 colonnine (612 punti di ricarica) già installati su suolo pubblico (se ne aggiungono quasi altrettanti in condomini ed aree private), ma solo 152, meno della metà, già attivate. Qualche giorno fa l’azienda ha coperto le colonnine non ancora allacciate alla rete con dei sacchi grigi con una scritta sopra e un foglio bianco appeso che sono un atto di accusa.

“Presto sarò attiva. Aspetto la connessione di”, recita la scritta. Poi sul foglio bianco “Areti spa” e la data d’installazione della colonnina (si arriva anche a giugno 2019). Areti è l’azienda del gruppo Acea che dovrebbe, almeno in teoria, occuparsi dell’allaccio alla rete.

Dal Campidoglio spiegano che spesso il problema deriva dalla distanza tra la colonnina e la rete che rende l’allaccio complesso. Per evitare ulteriori lungaggini dall’assessorato alla Mobilità fanno sapere che comunque prossimamente dovrebbe essere aggiornato il regolamento proprio per evitare tempi così lunghi tra installazione e attivazione dei punti di ricarica (con modifiche che dovrebbero snellire anche la procedura amministrativa che oggi oltre alla conferenza dei servizi comunale prevede un secondo passaggio con il municipio).

Nonostante i problemi, i numeri della Capitale, pur apparentemente esigui, sono abbastanza in linea con quelli di altre città, come, ad esempio, Milano.

Nel capoluogo lombardo (che per superficie è un sesto della Capitale) le colonnine in esercizio sono 133 (266 punti di ricarica). Il principale operatore è A2A Energy solutions con 47 colonnine. A Milano però sono stati recentemente fatte anche altre cose. È stata introdotto l’obbligo per tutti i benzinai di installare almeno una colonnina all’interno della propria area di servizio (ci sono delle deroghe per chi non ha spazio o ha la pompa su area pubblica) e a breve partirà il nuovo di sharing completamente elettrico con le nuove e500 gestito da Leasys (azienda controllata da Fca e Credìte Agricole che si occupa di car sharing, noleggio e vendita dell’usato) che dovrebbe realizzare anche nuovi punti di ricarica.

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