Elezioni regionali: il Pd le tenta tutte, Calenda propone un ticket

ma alla fine deciderà il termovalorizzatore. Il presidente uscente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ripercorre 10 anni di mandato al Tempio di Adriano, a Roma.

Il presidente uscente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, nel corso della conferenza stampa di fine mandato al Tempio di Adriano, a Roma.

Oggi il governatore uscente del Lazio, Nicola Zingaretti, ha presentato il rapporto di fine mandato e ha annunciato per domani le dimissioni, con tanto di ennesimo appello all’unità della coalizione. Da venerdì si aprirà il valzer delle candidature per il rinnovo della giunta regionale. Se fino a ieri lo scenario più accreditato sembrava quello di una frattura insanabile, che poteva tradursi in una corsa in solitaria di ciascuno tre pezzi principali della coalizione (Pd con liste minoritarie di sinistra, M5s e Terzo Polo), da oggi un’altra ipotesi inizia a prendere forma: da un lato il Pd con il Terzo polo composto da Azione e Italia viva; dall’altro il Movimento 5 stelle con l’appoggio delle frange della sinistra. Due candidati per il centrosinistra diviso sul tema del termovalorizzatore.

Ieri il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ha fatto sapere che non è disposto a sacrificare il no all’impianto in nome dell’unità del centrosinistra. Il Pd ha replicato che il tema non è regionale, ma soltanto romano, però il sindaco, Roberto Gualtieri, ha chiarito che sull’inceneritore non si fanno passi indietro. Conte si è guadagnato il sostegno del Coordinamento 2050, gruppo in cui sono convogliate diverse anime della sinistra, a partire dagli esponenti di Leu, Stefano Fassina e Loredana De Petris. E oggi gli ha fatto eco l’assessora del M5s, Roberta Lombardi, che in Regione Lazio ha governato per due anni con Zingaretti: “La stessa cosa che è accaduta su Roma, e che ha portato il Pd e il M5s ad andare divisi “avverrà anche nel Lazio, se non ci sarà un passo di lato, non indietro, su uno dei temi (il termovalorizzatore, ndr) che per metodo, oltre che per il contenuto, ha diviso un campo più o meno largo che in questo anno e mezzo nel Lazio ha portato ottimi risultati”.

Così, nel flusso sincopato delle dichiarazioni di queste ore, il leader di Azione, Carlo Calenda, con un paio di tweet ha sondato il terreno. A Zingaretti, che continua a invocare il campo largo, Calenda ha replicato: “Conte ha rotto l’alleanza. Ora che vogliamo fare? D’Amato si è candidato autonomamente e io ho detto che mi va bene. Io non ho posto condizioni. Ma quale campo largo. Siamo solo in due. Sediamoci a un bar e decidiamo”. E se non fosse bastato, ha pure proposto: “C’è un solo candidato ed è uno di loro. Il Pd facesse un bel ticket con Marta Bonafoni (e D’Amato, ndr)”.

Tutto questo dopo che il diretto interessato, D’Amato, aveva rinnovato la propria disponibilità ma soltanto come rappresentante “unitario” di un’alleanza; e consapevole che la consigliera della lista Civica Zingaretti, Bonafoni, rappresenta una base elettorale che si oppone al termovalorizzatore: tema attorno al quale si sta creando un consenso, oltre che elettorale anche programmatico. Presto per dire come andrà a finire, ma su un punto Calenda ha ragione: “Siamo solo in due”. Se per due s’intende quelli pro termovalorizzatore da un lato e quelli contro dall’altro lato

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