Ha aperto la nuova stazione di Colosseo della Metro C. Evviva la nuova stazione. È questo, in estrema sintesi, il sentimento provato da tutti coloro che hanno avuto la possibilità di provare le due nuove stazioni della Metro C di Roma. Un sentimento non intaccato da qualche incidente di percorso nelle giornate immediatamente successive all’inaugurazione, dalla rottura di una scala mobile al più serio stop della Metro C subito nella mattinata di giovedì 18 dicembre. Ma più di metro ferme e di impianti rotti (sui quali l’utenza si è oramai, tristemente, assuefatta), a turbare molti utenti è stata la constatazione che nella bellissima, nuovissima, scintillante nuova fermata di Colosseo – fiore all’occhiello del trasporto su ferro del centro di Roma – non è possibile utilizzare il proprio smartphone. Niente rete, quindi niente Candy Crush, zero reel molesti ascoltati a volume alto e nessuna possibilità di chattare su Whatsapp o di controllare il proprio account Gmail. Nell’era della digitalizzazione totale e dell’assuefazione a social e telefoni, quello della rete all’interno della metropolitana è un tema di grande importanza e come tale ha suscitato in rete una discussione ampia e articolata.
“Ci metti 20 anni, ci metti 1 miliardo di euro dei cittadini per arrivare ad una situazione nella quale sei nel bunker della metropolitana e non puoi lavorare, non puoi telefonare, stai poco bene e non puoi chiedere aiuto, ti stanno aggredendo e non puoi chiamare i carabinieri o la polizia, vuoi svagarti su internet perché sono gli unici 20 minuti di testa libera della tua giornata, ma non si può fare. Ditemi voi se è normale“ è l’affondo del neo diretto de Il Tempo Daniele Capezzone. Ma non tutti la pensano come lui, come dimostrano alcuni commenti che sono apparsi su Facebook in risposta alla notizia dei “problemi” di rete nella nuova stazione:

Secondo alcuni pendolari, l’assenza di rete è viceversa un’opportunità di trovare un’ “isola felice” in un mondo iperconnesso e digitalizzato. Mondo che, nel contesto specifico dei trasporti pubblici, diventa coacervo di maleducazione e assenza di rispetto verso il prossimo a causa di tanti, troppi utenti che parlano con il vivavoce, ascoltano video frivoli a volume alto, scrollano storie social senza curarsi del disturbo che arrecano ai propri vicini. Per quanto la libertà di usare il proprio smartphone sia inviolabile (seppur nel rispetto altrui) quello che davvero ci dobbiamo domandare è quanto usiamo lo smartphone in metro per questioni importanti e quanto, invece, per riempire il tempo e la testa di immagini e suoni. C’è anche chi ovviamente deve controllare le coincidenze dei treni o l’arrivo ‘live’ di un bus, ma la metro senza rete può davvero rappresentare un momento di decongestione in cui leggere un libro, guardarsi attorno, conversare. Magari controllando gli orari dei treni o dei bus prima di scendere in banchina.
Spoiler: la metro senza rete, a Roma, c’è ma ci sarà ancora per poco, visto che – come racconta Salviamo la Metro C – entro la fine del 2026 sarà attiva la copertura telefonica anche sulla terza metro di Roma. L’azienda che si è aggiudicata l’appalto ha già avviato i lavori di installazione sulla Linea B1; una volta concluso questo intervento, le operazioni si sposteranno sulla Linea C, aprendo la strada al servizio anche su questa tratta.
Insomma, la metro senza internet per alcuni è un sogno, per altri è un incubo ma grazie all’apertura della Metro C Colosseo c’è stata l’opportunità di aprire un dibattito ad ampio respiro che fa riflettere anche sull’opportunità o meno di dover essere connessi sempre e ovunque.