Ostia, stagione balneare in serio pericolo

Ostia è stata travolta da un improvviso impeto di legalità, dal Campidoglio parte la crociata per far ordine in quei bagni che improvvisamente e dopo anni di tranquilla convivenza diventano inaccettabili. A pagare pegno saranno i romani

La stagione balneare per i romani è vicina, anzi vicinissima, ma nessuno può fare previsioni per il mare della Capitale perché  il nostro litorale e Ostia in particolare sono minati da una situazione complicata da un mix di questioni politiche, strutturali e organizzative che si sta sovrapponendo e ingarbugliando sempre più.

Le nuove elezioni sono alle porte e allora il Campidoglio pensa che ogni nuova iniziativa intrapresa sia da gridare a tutto fiato e da reclamizzare al meglio. Una sorta di mercato dove chi urla di più vince. L’assessore al Patrimonio Tobia Zevi dice: “stiamo facendo una rivoluzione. La stagione degli abusi è finita per sempre” e zac, cancellate 200 cabine del lussuoso V Lounge, l’altro ieri le 212 del Venezia e il Capanno beach ecc ecc. Risultato: demolizioni, lavori in corso e ritardi, perché, viene spontaneo notare, ad esempio che le cabine del V Lounge sono/erano lì da anni e anni e i politici di grido ne hanno sempre usufruito senza notare nulla di anormale.

Un quadro ridicolo se non fosse tragico perché non si sa con certezza quali lidi apriranno davvero e si parla, addirittura, di circa un terzo degli stabilimenti che potrebbe restare chiuso.

Sacrosanto imporre la legalità ma stupisce che dopo anni di “liberi tutti” e proprio a un passo dalla stagione e dalle elezioni sboccino queste pulsioni destinate a rammendare uno squarcio smisurato.

Il mare di Ostia nel 2026 diventerà così l’esempio perfetto di come una località balneare possa trasformarsi in una meta scoraggiante per gli utenti, soprattutto ora che mezzo mondo è diventato inaccessibile, che le persone si sentono (e molte volte lo sono) più povere di prima e che avere il mare vicino casa, ora come ora, è una benedizione. Eppure ad oggi Ostia e il suo litorale danno un’ impressione di trascuratezza e mala gestione con interi tratti di spiaggia che sono più cantieri che lidi, con strutture smontate, aree transennate, pezzi lasciati a metà, bagni abbandonati o mangiati dalla continua erosione (capitolo a parte).

Un altro punto pesante è la riduzione dei servizi: meno stabilimenti = meno ombrelloni, meno personale = meno assistenza; a breve vedremo anche l’effetto domino: più affollamento e prezzi più alti. Con meno posti disponibili, chi resta aperto potrà permettersi di alzare i costi, mentre le spiagge libere si riempiranno all’inverosimile, lasciando, a sera, una terra di nessuno coperta da tutta quella monnezza che può lasciarne il menefreghismo e la scontentezza generale.

Ma tutto questo sussulto di legalità, di ordine e decoro non poteva essere anticipato in stagioni “morte”?, evidentemente no, perché ci viene il sospetto che lassù nessuno ami i romani come andrebbero amati e sostenuti e facilitati. E per lassù intendo il Campidoglio e vari Municipi.

Si potrebbe continuare con il problema delle dighe foranee mai seriamente affrontato o dei ripascimenti che onda dopo onda rendono l’acqua una fanghiglia inaccessibile e sgradevole

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