Elezioni regionali: D’Amato, “non sarò il candidato del Terzo polo” e con il M5s “è rottura definitiva”

"L'assenza delle colleghe M5s" al rapporto di fine mandato di Zingaretti "è uno sgarbo istituzionale. E segna una rottura definitiva", ha detto l'assessore regionale. Posizione condivisa dal presidente della Regione Lazio che ha detto: "Conte rompe l'alleanza di centrosinistra che governa il Lazio, senza motivo, perché la Regione non ha mai autorizzato e mai autorizzerà nessun inceneritore"

“Non sarò il candidato del Terzo polo”, alla presidenza della Regione Lazio, “ma candidato unitario”. Lo ha detto l’assessore alla sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato, a chi gli chiedeva se sarà il candidato del Terzo polo, a margine della conferenza di fine mandato di Nicola Zingaretti al Tempio di Adriano a Roma.

E sul Movimento Cinque Stelle ha commento: “L’assenza delle colleghe M5s” al rapporto di fine mandato di Zingaretti “è uno sgarbo istituzionale. E segna una rottura definitiva”.Per domani D’Amato ha promosso un evento al teatro Brancaccio di Roma dove, con ogni probabilità, lancerà la propria corsa.

Posizione condivisa dal presidente Zingaretti che ha dichiarato: “Ho ascoltato la conferenza stampa di ieri. Io penso che in questo modo Conte rompe l’alleanza di centrosinistra che governa il Lazio, senza motivo, perché la Regione non ha mai autorizzato e mai autorizzerà nessun inceneritore. Lo abbiamo deciso noi da anni e non lo decide certo Giuseppe Conte. Non serve che ce lo ricordi”.

Ieri il presidente del M5s, Giuseppe Conte, ha cercato di dettare le condizioni per un’alleanza con il Pd in vista delle elezioni regionali, mettendo sul tavolo “una proposta politica forte, ambiziosa, senza ambiguità in particolare su temi fondamentali: sanità, lavoro, ambiente”.

Sul possibile candidato alle regionali, Conte ha assicurato di essere disponibile a individuare “insieme alle forze politiche e sociali che vorranno parteciparvi” qualcuno che “sia degno interprete di un progetto progressista e che ci dia garanzie di realizzarlo”. Tuttavia, sono diversi i nodi da sciogliere con il Partito democratico: “Con questi vertici Pd abbiamo difficoltà a sederci allo stesso tavolo. Quando i sondaggi in campagna elettorale ci davano al 6-7 per cento – ha ricordato Conte – il Pd ne ha approfittato per darci il colpo di grazia, metterci alla gogna ed emarginarci come degli appestati”.

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