Giorni fa la Società Sportiva Lazio ha presentato il proprio progetto per il nuovo stadio. Uno stadio che nuovo non sarebbe, visto che la società guidata da Claudio Lotito vorrebbe riqualificare lo Stadio Flaminio. La storica struttura progettata da Pier Luigi Nervi in occasione delle Olimpiadi romane del 1960 sarebbe – nelle intenzioni della Lazio – il luogo ideale per ospitare le partite casalinghe della società biancoceleste, seppur con l’aggiunta di un consistente secondo anello coperto in grado di portare la capienza del Flaminio a circa 50mila posti.
Il progetto ha suscitato riflessioni e polemiche sull’impatto che avrà il ‘nuovo’ stadio sul quartiere, un’area centrale, strategica, già fortemente intasata dal traffico veicolare. Nelle ore di punta e non solo. Uno spunto ragionato e moderatamente ottimista è arrivato dal Comitato MetroXRoma, sempre attento allo sviluppo ‘su ferro’ della Capitale. Il comitato ritiene falso il pericolo di un’eccessiva vicinanza dal centro della nuova struttura, che viceversa potrebbe rappresentare un esempio mirabile di ‘stadio senza auto’.
Come? Con l’attivazione della fermata Auditorium della Metro C e la presenza già operativa del Tram 2, l’area disporrà di una capacità di trasporto su ferro pari a circa 54.000 persone ogni ora, considerando entrambe le direzioni. Se verrà confermata la capienza prevista dell’impianto — 50.000 spettatori —, in linea puramente teorica l’intero pubblico potrebbe essere movimentato nell’arco di sessanta minuti.
Nella pianificazione degli stadi si assume generalmente un afflusso distribuito su tre ore e un deflusso concentrato in due. Disporre di un’infrastruttura ferroviaria in grado di assorbire tutta la domanda in un’ora significa – teoricamente – collocarsi ampiamente al di sopra degli standard richiesti per una struttura di queste dimensioni. E si tratterebbe, dicono dal comitato, di una valutazione prudenziale, perché prende in considerazione esclusivamente la Metro C e il Tram 2, le due linee più vicine all’impianto. Andrebbero infatti conteggiati anche i collegamenti della Roma–Civita Castellana–Viterbo, accessibile a circa 800 metri tramite la stazione Euclide, oltre al supporto della rete autobus che serve il quartiere con linee portanti come il 200 e il 280, affiancate da ulteriori collegamenti secondari.
Infine, il comitato propone la realizzazione di alcuni interventi che potrebbero risultare molto utili, tra cui il percorso pedonale protetto dalla stazione Euclide della Roma-Civita Castellana-Viterbo allo stadio Flaminio e la pedonalizzazione di alcune aree vicine allo stadio.
I validi spunti di MetroXRoma, tuttavia, rischiano di sbattere contro il muro culturale e consuetudinario insito nella cultura del romano medio in termini di mobilità. Chi prende la macchina di default da decenni senza prendere in considerazione le (spesso validissime) alternative del tpl, non cambierà velocemente il proprio approccio per via della vicinanza del nuovo stadio con la Roma-Viterbo. Un abitante di Torre Maura, per esempio, difficilmente prenderà la Linea C fino a San Giovanni, farà il cambio e si dirigerà a Flaminio per poi farsela a piedi. Anche perché, magari, in occasione delle partite europee del giovedì non riuscirebbe a prendere le ultime corse in tempo per tornare a casa. E questo vale per tutte le metro e le ferrovie, a meno di complessi e improbabili accordi tra SS Lazio, Comune di Roma, Regione Lazio, Atac, Gruppo Ferrovie, Cotral e sindacati per aumentare l’orario di servizio nei giorni dei match serali. Insomma, magari tra 20 anni cambieranno mentalità e generazioni e davvero si potrà ambire ad uno ‘stadio senza auto’. Per i prossimi anni, sicuramente, uno stadio nel cuore di Flaminio creerà problemi significativi ai residenti e alla viabilità di tutto quel quadrante cittadino.