Elezioni: Energia, programmi a confronto, molti slogan e pochi numeri

Tutti i partiti propongono la separazione tra prezzo dell’energia da rinnovabili e quella da centrali termoelettriche. Nessuno tuttavia chiarisce l’ambito di riforma

La centralità del tema energetico ed ambientale, spinto negli ultimi mesi dall’eccezionalità del caro energia e dei suoi effetti sull’economia, influenza trasversalmente i programmi elettorali di tutti i partiti. Le ricette riguardano sia le misure per affrontare nell’immediato il caro-bollette e sia strategie di medio e lungo periodo senza tuttavia entrare nel dettaglio e con programmi e investimenti piuttosto generici.

Per l’immediato le proposte sono piuttosto allineate e in fedele continuità con quanto predisposto dal governo Draghi, mentre le principali differenze riguardano le prospettive con la coalizione di centrodestra e il terzo polo che propongono il ritorno al nucleare senza però andare oltre il titolo. Non mancano differenze anche sulla strategia per dare impulso alle rinnovabili. Tutti i partiti propongono la separazione tra prezzo dell’energia da rinnovabili e quella da centrali termoelettriche. Nessuno tuttavia chiarisce l’ambito di riforma considerando che i meccanismi di determinazione del prezzo dell’energia sono stati stabiliti in ambito comunitario.

Il centrodestra scommette sul nucleare

I due capitoli del programma dedicati a energia e ambiente confermano l’impegno dell’Italia nel contrasto al cambiamento, e nel perseguire un modello di economia circolare attraverso una maggiore capacità di valorizzare il rifiuto come risorsa. Al di là degli impegni non è indicata una strategia chiara e misure strutturate.

Contro il caro-energia il centrodestra sostiene le politiche di price-cap a livello europeo. Inoltre si fa riferimento a interventi di lungo periodo quali l’avvio di nuova produzione nazionale di gas e la ripresa del nucleare, i cui effetti sono peraltro incerti anche in funzione dei costi di attivazione.

Nell’ambito del centrodestra la Lega ha predisposto un proprio programma con alcuni approfondimenti. L’impegno sulle rinnovabili appare ampio, ma incentrato su un modello “centralizzato” e basato su impianti di grande dimensione, attraverso l’individuazione delle aree idonee e lo sviluppo. Tale impostazione, seppure potrà contribuire allo sviluppo di nuova installazione da FER, appare in contrasto con un modello incentrato sull’autoproduzione che è quello maggiormente in grado di far arrivare direttamente i benefici agli utenti finali.

PD accelera alla transizione green

Il programma del PD è quello maggiormente incentrato sulla transizione ecologica intesa come leva per rilanciare l’economia del Paese e la competitività del sistema produttivo. Le politiche green vengono affrontate non in un’ottica ideologica, ma con una stretta correlazione tra sostenibilità e sviluppo economico. Il PD indica l’obiettivo di installare 85 GW di nuova capacità da fonti rinnovabili entro il 2030.

Nel programma c’è anche il riferimento a una Legge quadro sul clima, all’avvio di una riforma fiscale verde che promuova gli investimenti delle imprese e delle famiglie ed alla realizzazione di un Forum nazionale per il lavoro e per il clima.

Sul tema del caro-energia, il PD indica 5 punti: tetto nazionale sulle bollette elettriche, luce sociale (non solo per le famiglie ma anche per le microimprese in difficoltà), raddoppio del credito di imposta, piano nazionale risparmio energetico, price cap europeo.

Il M5S punta al risparmio energetico

L’impegno in materia di sostenibilità, che negli anni ha caratterizzato il M5S, viene confermato nel programma elettorale che assegna un ruolo importante al risparmio energetico (società 2000 watt) come strumento per affrontare la crisi climatica e per rivedere in un’ottica di sostenibilità (anche degli approvvigionamenti) il modello energetico del Paese. Oltre alla stabilizzazione dei bonus fiscali e allo sblocco dei crediti di imposta si ipotizza un nuovo superbonus energia imprese, per permettere alle imprese di investire a costo zero nel risparmio energetico e nelle fonti rinnovabili.

Con riferimento al contrasto al carobollette, il M5S propone la revisione del sistema di formazione del prezzo del gas favorendone lo sganciamento dal mercato olandese TTF. Da ultimo, con riferimento al tema dello sviluppo infrastrutturale funzionale alla transizione, in particolare in materia di rifiuti, emerge un orientamento negativo rispetto alle nuove infrastrutture che hanno per loro natura un impatto ambientale ma sono necessarie allo sviluppo dell’economia circolare e, pertanto, più che sostenere un’opposizione generale verso alcune tecnologie, sarebbe necessario migliorare la capacità del paese di programmare e realizzare gli impianti sulla base delle effettive esigenze e caratteristiche territoriali. Un’impostazione peraltro in linea con quanto definito attraverso il PNRR che ha, tra l’altro, spinto verso una programmazione più organica attraverso la definizione di un Piano Nazionale Rifiuti.

Anche il Terzo polo rilancia il nucleare

Il capitolo energia del programma del Terzo si concentra alla necessità di raggiungere l’indipendenza dal gas russo, puntando sul rafforzamento del gas e sulla ripresa della realizzazione di impianti nucleari. Viene confermato l’impegno a promuovere un price cap europeo o, in subordine, la volontà di introdurre modalità più efficienti e più efficaci per trasferire l’extra-rendita reale delle imprese energetiche agli utenti finali ma il riferimento è solo alle imprese energivore. Sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, l’impegno sulle semplificazioni e un incentivo (in questo caso attraverso garanzia statale) alla produzione di energia rinnovabile per autoconsumo da parte delle imprese.

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